Nell’articolo precedente abbiamo detto che per capire l’intricata storia di Rennes-le-Château dobbiamo partire da un uomo. Si tratta di Bérenger Saunière che nasce nel 1852 in un piccolo paese nella regione dell’Aude, Montazels, poco distante da Rennes-le-Château.
La famiglia Saunière. Joseph Saunière, padre di Bérenger, amministrava i terreni del castello di Montazels ed era sindaco del villaggio. Pannello didascalico nel Musée Domaine de l’Abbé Saunière a Rennes-le-Château, a cura di Mariano Tomatis. (Foto dell’autore)
Rennes-le-Château, un piccolo paesino della Francia meridionale ad una quarantina di chilometri a sud di Carcassonne, ha scatenato da più di un secolo un interesse incredibile, interesse che da molti anni ormai ha investito anche l’Italia. Fiumi d’inchiostro sono stati versati, pubblicazioni infinite di libri e articoli, trasmissioni televisive, romanzi…
La Tour Magdala, divenuta simbolo del paese di Rennes-le-Château, è posta in cima ad un’alta collina che domina la confluenza tra l’Aude e la Salz, su una prominenza calcarea che costituisce un magnifico panorama. (Foto dell’autore)
Pur contando solo una manciata di abitanti, ogni anno Rennes-le-Château è meta di migliaia di amanti del mistero e cercatori di tesori, attratti da un corpus leggendario creatosi dal sovrapporsi di tematiche provenienti da ambienti culturali molto diversi.
Effettivamente gli “ingredienti” per attirare e incuriosire gli
appassionati di “misteri” e subdoli complotti, ancora di più poi se riferiti
alla Chiesa cattolica, ci sono tutti: si parla di un un misterioso Secret (“segreto”), di cui però non si
conosce l’esatta natura.
C’è poi un immenso tesoro, in gran parte ancora da
ritrovare. Per alcuni si tratterebbe del tesoro dei Visigoti, costituito dal
bottino del sacco di Roma e dal tesoro del Tempio di Gerusalemme che era stato saccheggiato
nell’anno 70 d.C. dalle legioni di Tito e portato a Roma, impresa immortalata
sull’Arco di Tito a Roma, nel Foro Romano. Si stima che consistesse in molti
pezzi d’oro, per non parlare dei numerosi oggetti preziosi, come la Menorah, il biblico candeliere a sette
braccia. A Roma venne collocato all’interno del tempio dedicato a Giove
Capitolino sul Campidoglio. Come è noto, il destino del tesoro del Tempio di
Salomone è tuttora ignoto. C’è chi ipotizza che potrebbe essere rimasto a Roma
e poi inviato a Bisanzio, o disperso o fuso. Altri dicono che sia stato portato
via dalle truppe d’Alarico, il re dei Visigoti, che il 24 agosto 410 aveva
assediato e saccheggiato Roma e che, recandosi nella Francia meridionale, abbiano
portato con sé il bottino di guerra.
Narbonne, Carcassonne, Toulouse: in queste città stabilirono
i signori visigoti le loro residenze, tutti centri non lontani da
Rennes-le-Château, l’antica Rhedae.
Un secolo dopo, sotto la minaccia del merovingio Clodoveo, i Goti si videro
costretti a nascondere l’importante tesoro che non fu mai più ritrovato. E per
alcuni, il favoloso tesoro dei Visigoti potrebbe essere stato occultato proprio
nel paesetto dei Pirenei.
Per altri si tratterebbe del tesoro reale, nascosto a
Rennes-le-Château dalla regina Bianca di
Castiglia in fuga da Parigi. Il tesoro sarebbe composto da pietre preziose, oro
e armature.
Per altri ancora si tratterebbe invece del tesoro dei Catari
che era custodito a Montségur e che fu portato via nel 1244, alla vigilia della
resa della fortezza, e nascosto in una delle numerose grotte che si trovavano
nella regione.
Altre ipotesi riguardano il bottino raccolto dal re merovingio Dagoberto II durante le sue conquiste militari e infine, c’è chi ipotizza che possa trattarsi del tesoro del Regno di Maiorca, base ammiraglia della flotta templare, che fu portato via dagli stessi Templari quando abbandonarono la loro residenza catalana e che sarebbe composto da sei tonnellate d’oro.
Il libro quasi sconosciuto di Vezio Meleagri, “I tesori nascosti” del 1972, è il primo libro italiano a parlare del <<tesoro>> di Rennes-le-Château. (Foto dell’autore, il libro è conservato al Museo Bérenger Saunière a Rennes-le-Château)
«Il nome Rennes-le-Château è diventato
sinonimo di mistero. Il suo segreto è sinonimo di tesoro. Ma di che tesoro si
tratta? Un deposito di sacre reliquie? Un nascondiglio di monete, gioielli ed
altri oggetti preziosi? Si tratta forse del mitico Graal? Oppure abbiamo a che
fare con antichi documenti di grande valore storico? E inoltre: a quale epoca
risalirebbe questo deposito? Quando e da chi fu portato a Rennes? E, per
finire, la domanda chiave: dove esattamente fu occultato? Nella cripta della
chiesa di Santa Maddalena? Sotto la torre Magdala? Nel cimitero? Nei
sotterranei del castello oppure sotto villa Bethania? O forse il deposito non
si trova nemmeno in paese, ma in qualche grotta nei dintorni di Rennes?»
(Sabina Marineo, I tesori di
Rennes-le-Château e il periodo Corbu. I primi passi del mito tra gli Anni
Cinquanta e Sessanta, in www.renneslechateau.it )
Una piccola parte di questo immenso tesoro sarebbe stato ritrovato da uno strano e atipico parroco della piccola chiesa di Rennes-le-Château dedicata a Maria Maddalena, diventato improvvisamente ricchissimo, il quale sarebbe appartenuto ad una misteriosa società segreta o veniva comunque appoggiato da questa società occulta. E la stessa chiesa di Rennes, restaurata dal parroco, sarebbe lontanissima dagli schemi “ufficiali” cattolici e conterrebbe invece evidenti simboli esoterici e massonici.
Cartello pubblicitario posto all’interno del paese di Rennes-le-Château (Autore foto: Fabio Costa)
Ci sono poi degli strani e anomali edifici realizzati dal parroco del piccolo villaggio e delle pergamene, che avrebbe ritrovato e che conterrebbero misteriosi e complicatissimi messaggi cifrati e infine, entrano a far parte del mito di Rennes-le-Château, anche il Priorato di Sion, il Santo Graal e Maria Maddalena.
I costruttori del mistero hanno proposto una teoria dopo l’altra basandosi
su fatti, che sono stati tramandati di libro in libro, accettati come veri,
senza tenere conto che molti di essi erano stati già da tempo smascherati come
falsi. A cominciare dai primi, Pierre Plantard e Gérard de Sède, che “inventarono”
la leggenda di Rennes-le-Château. E a seguire, tanti altri libri che hanno
sfruttato un filone commercialmente valido, legato ai maggiori miti
cospirazionisti per tener desta l’attenzione, il cui apice si è avuto
con un romanzo fantastico che, incredibilmente, ha conosciuto un enorme
successo anche in Italia, Il codice da
Vinci. Il libro, scritto da Dan Brown,
non è altro che l’ennesima e clamorosa rivisitazione del “mito” leggendario
di Rennes-le-Château. Ed anche se la località nel romanzo non è mai nominata,
tutti sanno che ci si riferisce proprio a quella.
E così schiere di studiosi e appassionati di casi misteriosi
e di tesi storico-complottistiche hanno girato l’Europa e oltre alla ricerca di
indizi, senza curarsi di esaminare approfonditamente i documenti storici, allo
scopo di generare suggestioni di facile presa sul largo pubblico. E nei loro
libri ricorrono i molti “si dice”, “si racconta”, “nulla si sa con sicurezza”.
A partire dagli anni Ottanta il mistero di Rennes-le-Château
ha suscitato le più varie e improbabili teorie interpretative per decifrarne i
segnali occulti. Tutto questo soprattutto alla ricerca dello scoop sensazionalistico più che della veridicità
dei fatti. «Sempre
trascurando, alquanto stranamente, la realtà storica della vicenda, i dati di
fatto, anche quelli più evidenti. Anche la semplice cronaca dei fatti è stata
più volte, ad arte, contraffatta per avvalorare le diverse teorie
interpretative.» (Volterri – Piana, L’universo
magico di Rennes-le-Château. Anche in Italia le tracce di un intrigante mistero,
Milano, SugarCo, 2004)
Viene così sviscerato ogni più piccolo particolare, visto come strano, anomalo (ma che in realtà non è né strano né anomalo) e si cerca un suo significato “recondito”, “altro”, che sicuramente deve avere, al di là di quello “normale” e tradizionale. E così, tanto per fare un esempio, la decorazione con il teschio e la tibia, messa nel cancello che dà accesso al cimitero di Rennes-le-Château, diventa un “inequivocabile simbolo massonico”.
La decorazione con il teschio e la tibia nel cancello che dà accesso al cimitero di Rennes-le-Château (Foto dell’autore)
Ed ancora, negli anni Novanta alcuni rabbrividivano vedendo
in uno stanzino adiacente alla chiesa di Rennes-le-Château, una bambola dai
capelli veri… forse era indice di qualche rituale macabro, si chiedevano
alcuni. Peccato non considerare la risposta più logica: nell’800 tutte le
bambole avevano capelli veri!
Le valutazioni sugli afflussi a Rennes-le-Château vanno da circa 70.000 ad oltre 250.000 mila persone all’anno. Sono persone di tutte le età, che provengono principalmente dall’Europa, con una prevalenza di inglesi, e dall’America. E non sono mancati numerosi casi di profanazioni o distruzione di tombe, scavi, ritualità notturne, asportazione di statue e altri atti vandalici perpetrati anche all’interno della chiesa.
I due cartelli erano posti, fino a qualche anno fa, all’ingresso del paese: la vignetta di Saunière è tratta dal fumetto francese Rennes-le-Château “Le Secret de l’abbé Saunière“(1995), scritto e disegnato da Antoine Captier, Marcel Captier e Michel Marrot. La vicenda ricalca con precisione la storia di Bérenger Saunière così come raccontata dallo stesso Antoine Captier, insieme alla moglie Claire Corbu (figlia di Noël Corbu), nel libro “L’héritage de l’abbé Saunière” (Fonte: “Rennes-le-Château nei fumetti. Qualche contributo per una bibliografia ragionata“, di Mariano Tomatis Antoniono in http://www.renneslechateau.it. Il sito, curato da Mariano Tomatis, è una guida indispensabile e fondamentale, con la più vasta ricostruzione storico-documentaria ad oggi realizzata e il punto di riferimento più serio, approfondito e completo sulla storia di Rennes-le-Château)
«Ad ormai un secolo di distanza dalle vicende narrate,
migliaia di persone, ogni anno, visitano il minuscolo villaggio di
Rennes-le-Château. Compiono gli ultimi 4,5 chilomentri di erta salita con la
speranza, in alcuni casi la certezza, che una volta giunti alla meta qualcosa
di magico possa o addirittura debba accadere. Anche noi ci siamo stati […] e
abbiamo toccato con mano i luoghi del mistero, rimanendo affascinati,
meravigliati e anche – non poco! – perplessi per quell che ci siamo trovati di
fronte. Chiedendoci che cosa possa esser successo in questo luogo, molto tempo
fa. Perché qualcosa di molto strano è effettivamente successo.»
(Volterri R. – Piana A., L’universo
magico di Rennes-le-Château…, cit.)
La vicenda di Rennes è sicuramente molto complessa, si tratta di uno dei labirinti più intricati del mondo o anche di “un cubo di Rubik multicromatico” come è stato definito (M. Tomatis). La sua complessità è stata giustamente paragonata al tentativo di ricostruire un disegno utilizzando pezzi di puzzle provenienti da molte scatole diverse poiché i numerosissimi “pezzi”, che compongono la storia, provengono da epoche e personaggi diversi e sono stati tra loro mescolati, assemblati e amalgamati nel corso di un secolo.
E l’effetto che produce, a chi tenta sciogliere il filo
della matassa, è quello di un totale straniamento visto che spesso i pezzi non
combaciano tra di loro. Per questo motivo si può dire che si tratta di uno dei
più grandi misteri della storia.
Mi sono imbattuta nel mistero di Rennes-le-Château
casualmente perché mi stavo interessando, per motivi di studio e per motivi
legati al mio lavoro di guida turistica, ad uno dei “pezzi del puzzle” il
quale, a mia insaputa, rientrava anch’esso nel vasto fenomeno dell’enigma di
Rennes-le-Château e di cui non ne ero a conoscenza. E così, “indirettamente”,
per capire meglio la genesi del mio “pezzo”, ho iniziato ad interessarmi anche
io al “caso” di Rennes-le-Château, leggendo libri e articoli vari che ne
parlavano.
Ed ho deciso di dedicare a Rennes e a tutto quello che ruota
intorno ad esso, molti articoli che vedrete pubblicati nel mio blog www.vogliadiarte.com, per sviscerare a fondo e cercare di comprendere e
sciogliere la complessa matassa dell’enigma Rennes-le-Château.
Un paio di anni fa ho visitato personalmente questo piccolo paesino. Con la mia infaticabile Fiat 600 e in compagnia di due amici, siamo partiti da Roma diretti nella Francia meridionale, ed una delle tappe del nostro soggiorno è stata dedicata proprio a Rennes-le-Château.
All’ingresso del paese di Rennes-le-Château
Dopo aver passato vari
tornanti, con una segnalitica
praticamente inesistente relativa a Rennes-le-Château, si arriva al luogo del “mistero”
e in un cartello si legge: Domaine de
l’Abbé Saunière e cioè “Proprietà dell’abate Saunière”.
Rennes-le-Château: un luogo “misterioso”, “magico”, “occulto”? Verità, come sostengono alcuni, o mistificazione leggendaria? E come è nato questo mito? E perché questo paese ha suscitato tanto interesse fin dal lontano 1956, quando uscirono i primi articoli su La Dépêche du Midi dedicati al misterioso tesoro e al curato miliardario Bérenger Saunière, il curé aux milliards di Rennes-le-Château?
Per capirlo, è proprio dall’Abbé Saunière che dobbiamo partire…
NB: PRESTO IN PROGRAMMA! Andremo insieme a Rennes-le-Château in un suggestivo tour nella Francia del Sud, dal 30 Ottobre al 3 Novembre 2019, che avrà un filo conduttore molto particolare. Una delle tappe del nostro tour sarà dedicata proprio alla visita di Rennes-le-Château. Sto definendo gli ultimi dettagli relativi al viaggio e presto il tour lo potrete vedere pubblicato sul mio sito www.vogliadiarte.com/voglia-di-viaggiare, sulla mia pagina Facebook “Voglia di Arte” (@vogliadiarteofficial) e su Meetup nel gruppo “Voglia di Arte”.
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“C’era un odore di vecchio e di polvere. Camminavamo sotto alti soffitti in legno. Andando in cucina notammo un vecchio forno a legna e un lavandino in pietra, uno struzzo impagliato e poi un pupazzo di Mickey Mouse di prima della guerra, un comò squisito sul quale erano posti spazzole ed oggetti per il trucco e la cura personale. Ma il cuore ebbe un sussulto quando ci trovammo davanti una splendida tela raffigurante una donna in abito di seta rosa.”
(Ufficiale giudiziario Oliver Choppin-Janvry)
L’appartamento parigino di Madame de Florian (Fonte foto: http://www.arte.rai.it)
Le radici storiche del turismo culturale moderno si collegano al fenomeno ben noto del Grand Tour. Nel XVII e XVIII il Grand Tour era il completamento necessario dell’educazione dei giovani aristocratici europei (soprattutto inglesi ma anche francesi e tedeschi), degli intellettuali, degli artisti, dei diplomatici e dei rampolli della nascente borghesia e l’Italia era tra le mete preferite.
Il celebre quadro che ritrae lo scrittore tedesco Goethe sullo sfondo dell’Appia Antica, tra resti di sculture e rovine di acquedotti. Il quadro, dipinto nel 1787 dal pittore tedesco Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, è considerato un vero e proprio simbolo del Grand Tour, rito quasi irrinunciabile per chi all’epoca si professasse amante dell’antico e potesse permettersi di intraprenderlo. E’ conservato a Francoforte, Stadtische Gallerie
Il turismo è una caratteristica costitutiva della società contemporanea che induce numerosi processi di cambiamento. È infatti un importante fattore di mutamento culturale che crea nuove attività e spesso trasforma completamente la struttura economica delle comunità ospitanti; porta cambiamenti radicali nelle abitudini, negli usi, nella gestione dell’ambiente; introduce elementi nuovi di incontro-scontro fra culture.
Il culto di San Biagio è molto diffuso in tutto il mondo cristiano. Dall’Oriente, dove si sviluppa dal V secolo, tra il VIII e il IX secolo passa in Occidente. Ne rendono testimonianza le numerose cappelle, chiese e opere d’arte varie (affreschi, tele, sculture) dedicate al Santo.
San Biagio, ritratto con una lunga barba bianca, la mitra e il pastorale in atto benedicente, fine Trecento, Abside della chiesa della SS. Annunziata in Sant’Agata de’ Goti (BN)
Si conosce poco sulla vita di San Biagio, martire paleocristiano. Gli scarsi dati certi si sono mescolati con la leggenda già a partire dal secolo VIII. Anche se è impossibile disgiungere i dati storici da quelli leggendari, si deve tener presente che se da una parte non è opportuno che i racconti leggendari, che narrano del martirio dei santi dei primi secoli, vengano presi integralmente come dati storici, dall’altra non si deve ritenere che gli stessi racconti siano del tutto fantastici, poiché l’elemento storico di base esiste, e in genere riguarda quanto meno il nome, i luoghi dove si svolgono le vicende e i fatti originari.
S. Biagio Vescovo e Martire, Dipinto su tavola, sec. XVII, Torricella Sicura (TE)
Biagio è un Santo armeno venerato e conosciuto sia nella Chiesa Cattolica in Occidente che in quella Ortodossa in Oriente.
Visse nel IV secolo e morì per decapitazione a Sebaste (oggi Sivas) dove fu sepolto, all’interno della cattedrale.
Gustavo Girosi, San Biagio affronta il suo carnefice per essere decapitato, 1904, Particolare del ciclo pittorico del soffitto della Chiesa di San Biagio a Lanzara di Castel San Giorgio (SA)
Per comprendere il contenuto e il senso della festa che si celebra il 2 febbraio, se ne deve conoscere l’origine e il suo sviluppo storico.
Nel corso dei secoli la festa era nota con varie denominazioni: Festa dell’incontro di Gesù con il vecchio Simeone e con la profetessa Anna; Festa della Presentazione di Gesù al tempio; Festa della Purificazione di Maria; la Candelora.
Vittore Carpaccio, La presentazione di Gesù al tempio, 1510, Gallerie dell’Accademia di Venezia.
“Candelora” è il nome popolare che deriva dal latino “candelarum”, ovvero “Benedizione delle candele” (De benedictione candelarum), attribuito alla festa religiosa. Il nome latino venne poi italianizzato in “Candelora”; lo troviamo citato per la prima volta in un documento scritto del 1290. Con questa festa termina l’esposizione dei presepi nelle chiese e si apre il cammino verso la Quaresima e la Pasqua di Risurrezione di Gesù Cristo.
Giovanni Bellini, Presentazione di Gesù al Tempio, 1499-1500, Kunsthistorisches Museum, Vienna